San Pietro a Maida
Adagiato su un ridente pianoro a 355 metri sul livello del mare, nel cuore strategico della provincia di Catanzaro, sorge San Pietro a Maida. Con i suoi circa 4.000 abitanti, San Pietro a Maida non è solo un comune, ma un’esperienza sensoriale: il profumo dell’olio nuovo, il suono delle acque che un tempo muovevano i mulini e il calore di una comunità che ha saputo custodire la propria identità attraverso i secoli. Definita a pieno titolo “Città dell’Olio”, questa terra rappresenta la sintesi perfetta tra operosità agricola e bellezza paesaggistica.

La storia
È certamente difficile stabilire le origini di San Pietro a Maida, data l’assenza di documenti o testimonianze certe. Si può tuttavia desumere in maniera indiretta la presenza, nei dintorni dell’attuale centro abitato, di gruppi di persone già a partire dall’anno 1000. Secondo Gabriele Barrio (1571) la denominazione originaria sarebbe Petreium o Petreio, per altri, invece, San Pietro di Stretto, o ancora Petrazzo, dal nome di un pastore. L’origine dell’insediamento è legata al flusso di gruppi sempre più numerosi di monaci che dal VII al X secolo si spingono verso l’Occidente per l’incalzare delle orde musulmane, trasferendosi in Sicilia e poi in Calabria e facendo diventare il comprensorio lametino una delle aree a più alta densità di monasteri della Calabria. A San Pietro viene edificato il monastero basiliano intitolato a Santa Veneranda, i cui ruderi sono visibili, nella omonima contrada, fino al 1848. Le prime fonti ufficiali comprovanti l’esistenza del casale di “Sancto Petro de Mayeda” risalgono al 1400. La popolazione del casale va via via crescendo anche grazie alla particolare posizione geografica, lontana dalla costa e al riparo quindi sia dalla zona malarica che dalle scorrerie saraceniche. Nel XVI secolo è collocabile la costruzione della chiesa matrice di San Pietro, come risulta dalla lettura dei Regesti Vaticani, che riportano come rettore un tale Aloysio. Sempre alla fine del Cinquecento, acquista consistenza quel percorso di integrazione tra vita civile e religiosa con la costituzione delle cappelle di ius patronato e con l’istituzione delle confraternite, alle quali si deve la realizzazione di ospizi, allora denominati ospedali, e ubicati appena fuori dell’abitato. Nel 1597, San Pietro a Maida contava 680 abitanti ed era dotata della chiesa di San Nicola di Bari, di San Giovanni e di Santa Maria del Carmelo. A parte le abitazioni delle famiglie agiate (Votta, Fabiani), le abitazioni del periodo sono “case terranee”, “catogi”, che si diramano dalla piazza pubblica e fanno da cornice alla chiesa, al palazzo padronale ed ai magazzini ad un solo piano. Altri piccoli nuclei rurali si coagulano via via intorno al Fiume di mezzo, assumendo una forma casuale che ha come elemento urbano strutturante il “vicolo” che assume la denominazione di “carrera” o “introito conviciniale”.
Nascono così i luoghi urbani:
- l’Hospitale, che assume la denominazione da un edificio che alla fine del XVIII secolo è di proprietà dell’Università, riportato anche come l’ospedale di San Giovanni o l’Ospedale dei Poveri;
- lo Travone o Gurnelle, che rappresenta la zona artigianale in quanto vi si costruiscono vasche di sassi per raccogliere le acque per macerare il lino;
- la Piazza, centro di riferimento economico e culturale;
- la Gibia, nella parte alta dell’abitato, che assume le funzioni di riserva idrica pubblica;
- la Fiumara dei mulini, che è di importanza primaria per l’industria di trasformazione locale attivata alla fine del Cinquecento con il mulino di proprietà del convento di San Francesco di Paola.
San Pietro conobbe la tragedia e la distruzione provocata dai terremoti, da quello del 1638 che fa registrare 70 case distrutte e nessuna vittima a quello del 1783, che provocò 12 morti (tre uomini, quattro donne e cinque ragazzi) su 1456 abitanti. Le chiese di San Giovanni e San Nicola sono quasi completamente distrutte; la prima viene quasi subito ricostruita, mentre la chiesa madre sarà completamente disponibile ai fedeli quasi un decennio più tardi, riscostruita sulla struttura precedente, ma senza l’antico campanile.

Con il provvedimento del 19 Gennaio 1807, San Pietro, che conta circa 1300 abitanti, viene riconosciuto come Luogo, ovvero Università autonoma, appartenente al distretto di Monteleone e denominato San Pietro a Maida. Il 4 maggio 1811, per effetto dei Decreto istitutivo di Comuni e Circondari, San Pietro a Maida diveniva Comune del Circondario di Maida. La geografia sociale della prima metà del 1800 è caratterizzata sostanzialmente da agricoltori, ai quali si affiancano 112 filatrici, 2 fochisti, un armiere, dieci sarti, quindici calzolai, quattro conciapelli, tre muratori, un barbiere, dieci ferrai, tre falegnami, un beccaio, un bettoliere, nove mugnai, tre “farmaci”, uno “scrivente”, dieci foresi, un guardaboschi, un usciere, undici “vaticali”, quattro massari, dodici civili, undici mandriani e alcuni benestanti.

Il 29 Agosto 1860, San Pietro a Maida ospita Giuseppe Garibaldi, nella casa del Capitano Ferdinando Aiello. Nei primi mesi del 1871, i mugnai di San Pietro a Maida partecipano alla rivolta contro la tassa sul macinato: tutti e dieci i mulini in attività risultano chiusi, tanto che il prefetto è costretto ad intervenire, ordinando l’apertura di un mulino, per far fronte alle esigenze della popolazione, che ammonta a circa 2500 abitanti. Ulteriori problemi alla popolazione sono provocati dalle precarie condizioni igienico-sanitarie, nonostante la presenza di un medico comunale, sin dal 1866 in pianta stabile. Si registra, infatti, nel 1883 un forte tasso di mortalità per malaria: 35 casi ogni 1000 abitanti. A cavallo del 1900 viene completata la strada Maida-Curinga, permettendo l’ampliamento del paese a ridosso della “via nova”. Agli inizi del XX secolo, la popolazione calabrese è stremata: fame, miseria, malattie costringono intere famiglie a cercare una migliore forma di sopravvivenza altrove. Si instaura così quel fenomeno che caratterizza l’intero secolo: l’emigrazione. Le destinazioni primarie del periodo sono le Americhe: i sanpietresi si dirigono principalmente verso l’Argentina, con scarsa fortuna, a differenza di quanti si stabiliscono negli Stati Uniti. Nel quinquennio 1901-1905, su una popolazione di 2563 abitanti, una media di 107 persone all’anno sono costrette ad emigrare. Il terremoto dell’8 Settembre 1905 provoca a San Pietro a Maida 6 feriti ed un totale di 180.000 lire di danni, di cui 20.720 per il municipio, la chiesa abbaziale, la chiesa di San Giovanni e la chiesa di Santa Maria. La prima Guerra Mondiale conta il sacrificio di 18 sanpietresi. Nel 1935 viene completata la costruzione della scuola elementare, istituzione necessaria per la crescita culturale del paese, che conta più di 3500 abitanti.

Arte e Fede: il Patrimonio monumentale
Passeggiare per il centro storico di San Pietro a Maida significa immergersi in un museo diffuso di architettura religiosa e arte popolare.
- La Chiesa Matrice di San Nicola di Bari: edificata nel XVI secolo, colpisce per la sua imponente facciata in stile neogotico. Al suo interno, il silenzio è rotto solo dalla bellezza delle decorazioni che testimoniano la devozione secolare verso il Santo Patrono.
- Le Chiese gemelle di Santa Maria e San Giovanni: risalenti al XV secolo, rappresentano le testimonianze architettoniche più antiche, custodi di una fede sobria e profonda.
- L’Eremo della Madonna del Carmelo e Cimitero Monumentale: situato appena fuori dal centro abitato, l’Eremo della Madonna del Carmelo è un luogo di pace assoluta e memoria storica. Il complesso comprende il Cimitero monumentale, ovvero l’antico cimitero del paese: oggi l’area è stata svuotata e, camminando tra i suoi sentieri, si possono scorgere i resti suggestivi delle vecchie tombe, testimonianza silenziosa del passato della comunità.
L’Eremo è profondamente legato a una leggenda miracolosa: si narra che la Vergine intervenne per fermare un movimento franoso, proteggendo l’abitato dal disastro. In segno di devozione, ogni luglio il luogo diventa meta di una suggestiva fiaccolata che unisce l’Eremo alla Chiesa Matrice, creando un ponte simbolico tra il cuore del borgo e questo luogo sacro.
- Museo MA.R.TE (Museo Arte Territorio Etmografia): San Pietro a Maida si ripropone all’attenzione dello scenario culturale calabrese come una comunità in movimento, dove le idee prendono forma, dove il territorio, la storia e le arti, si coniugano felicemente.
In un luogo simbolo della cultura della cittadina dell’hinterland lametino: “Il Palazzo della Cultura”, è il degno collocamento dei percorsi universali: Archeologico, Antropologico e dell’Arte contemporanea.
Il percorso archeologico si fa avvincente ed interessante, percorrendo le ampie e luminose sale che accolgono di volta in volta reperti archeologici, manufatti e suppellettili che ci proiettano nel Neolitico o nella Magna Graecia, tutti i reperti appartengono ai nostri territori e dimostrano quanto le nostre radici siano profonde e si perdano agli albori della storia dell’uomo. Stimolante la sezione di arte contemporanea, nella quale il Novecento e il Nuovo Millennio, si rispecchiano attraverso le opere di artisti provenienti da varie località italiane e dall’Estero. Appassionante la sezione antropologica, nella quale gli oggetti esposti ci riconducono ad un passato sopito, ma mai dimenticato; con gli oggetti, gli attrezzi della vita quotidiana e del lavoro, di una comunità contadina fiera delle sue radici. Un museo quale polo culturale di un territorio, che fa acquistare consapevolezza delle proprie potenzialità, attraverso tracciati culturali, che ci ricordano i percorsi storici e sociali di una società e di un territorio che ha voglia di futuro.
- Le Serrande Artistiche: un tour ricco di storie per le vie del paese di immagini con le 140 serrande artistiche raffiguranti la civiltà contadina;
Natura e itinerari: La Valle dei Mulini e il Monte Contessa
Per gli amanti del trekking e del turismo lento, San Pietro offre percorsi di rara bellezza: La Via dei Mulini: Un itinerario naturalistico che scende verso la valle del fiume Pilla. Qui, tra la macchia mediterranea e il suono impetuoso dell’acqua, emergono i resti degli antichi opifici in pietra. Un tempo, ben 18 mulini punteggiavano questa valle, azionati dalla forza idraulica, testimoni di un’archeologia industriale rurale unica nel suo genere.
L’Oro liquido: vocazione agricola ed eccellenza
Il paesaggio di San Pietro a Maida è definito da una distesa infinita di ulivi secolari, prevalentemente della pregiata varietà Carolea. Questa pianta generosa produce un olio extravergine d’oliva dalle proprietà organolettiche straordinarie: bassa acidità, sentori di erba tagliata e un equilibrio perfetto tra amaro e piccante. Ogni anno, l’amministrazione e i produttori celebrano questa risorsa con eventi dedicati, dove la cultura dell’olio si sposa con degustazioni guidate, percorsi tra gli uliveti millenari e convegni che proiettano l’agricoltura locale verso i mercati internazionali.
L’Arte Culinaria: un trionfo di sapori autentici
La gastronomia sanpietrese è un inno alla stagionalità e alla ritualità. Ogni festa ha il suo sapore:
- Il Ciclo di Pasqua: la “pitta benedetta” segna la fine del digiuno quaresimale, accompagnata dalle cuzzupi, biscotti e cassati con ricotta e uova.
- La Devozione a San Francesco di Paola: per grazia ricevuta, si preparano i “li vutarieddi“, taralli intrecciati offerti come ex-voto.
- Il Natale: la vigilia si celebra con le tredici pietanze (simbolo di Gesù e degli Apostoli) tra cui baccalà, stocco, verdure e lupini. Non mancano mai le zippuli, i buffarielli e la pignolata al miele. Il giorno di Natale trionfano i “filatielli“, pasta fresca fatta in casa.
- Specialità locale: La pasta con olive, sarde, cipolla e “schiavune” (erba spontanea dei fossi) è l’essenza del territorio, nel piatto.
- Le Conserve: regna sovrano “lu cugniettu“, un sapiente mix di melanzane, pomodori, peperoni e olive, custodito sotto l’olio.
Eventi e Tradizioni: un calendario vivo
Il cuore pulsante di San Pietro a Maida si manifesta nelle sue ricorrenze:
- San Nicola di Bari (6 dicembre): festa del Patrono, sacro e profano si fondono nel tradizionale consumo del grano bollito condito con grasso di maiale.
- Madonna del Carmine (luglio): La festa dell’Eremo, momento di massima identità comunitaria.
- San Francesco di Paola (maggio).
San Pietro a Maida non è semplicemente un luogo da visitare, ma un territorio da “abitare” con l’anima, dove ritrovare il ritmo del tempo, camminare sotto la protezione degli ulivi che hanno visto passare la storia, gustare un olio che è poesia e farsi accogliere da una comunità che considera l’ospite un dono. A San Pietro a Maida, la Calabria si fa abbraccio.
